Massimo
26 nov 2017

Civiltà Persiana: L’Impero

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L'impero persiano fu il più vasto di tutti gli imperi dell'Antico Oriente. Esso si stendeva sulle terre comprese tra il Mar Egeo, il Mar Nero, il Caucaso, il Mar Caspio, l'Indo, l'Oceano Indiano, il deserto d'Arabia, l'Egitto e il Mediterraneo per un'ampiezza di 7 milioni di chilometri quadrati, con 15/20 milioni di abitanti. I re Ciro, Cambise e Dario, della dinastia degli Achemenidi, furono gli artefici di questa espansione tra il 550 e il 490 a.C. Un territorio così vasto fu conquistato grazie alla forza dell'esercito, ma soprattutto all'uso del cavallo direttamente montato dal cavaliere senza l'imgombro del carro da guerra. Era un modo di combattere sconosciuto agli altri popoli, che permetteva una maggior rapidità nei movimenti.

L'immenso impero fu governato con una certa moderazione nei confronti dei vinti, grazie alla suddivisione in province (satrapie) alle quali era concesso di mantenere la propria struttura sociale, la lingua, la religione. Un satrapo (governatore), scelto tra i nobili persiani le amministrava per conto del re e riscuoteva i tributi, mantenendo stretti contatti con il governo centrale. I tributi erano fissati in prodotti naturali o in metalli o in moneta, a seconda delle possibilità e degli usi locali. La Media, ad esempio, dove era molto sviluppato l'allevamento, doveva dare ogni anno 3000 cavalli, 4000 muli, 100.000 percore. L'Egitto, paese agricolo, doveva fornire grano in quantità proporzionata al raccolto. La più povera Armenia doveva consegnare 3000 polli.

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    La smaltatura o “minakari”, conosciuta anche come “miniatura a fuoco” è uno degli elementi essenziali dell’artigianato iraniano. La smaltatura comprende la pittura, la colorazione e la decorazione della superficie del metallo e della ceramica tramite la fusione di colori brillanti decorati secondo motivi e disegni dal design raffinato. Il termine “mina” è la forma femminile della parola persiana minou che significa cielo. “Mina” fa riferimento al colore azzurro del cielo. L’artigianato del minakari trae la sua origine dall’epoca sassanide, in cui è stato inizialmente concepito e praticato dagli artigiani iraniani prima che si diffondesse da qui attraverso i Mongoli fino all’India. Ciononostante, la pratica di questo artigianato non è attestata durante il periodo islamico prima del regno del settimo sovrano mongolo, Ghazan Khan. Quest’ultimo aveva delle solide conoscenze chimiche di cui si era servito soprattutto nell’ambito della smaltatura, contribuendo a rilanciarne l’utilizzo. Qualche secolo più tardi, il turista francese Jean Chardin, dopo aver visitato il regno Safavide, nel suo diario di viaggio fa riferimento a un’opera d’arte smaltata che comprendeva dei motivi con uccelli e animali su sfondo floreale color blu chiaro, verde, giallo e rosso.
  • Massimo
    10 ago 2018

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