Massimo
23 lug 2017

Cristiani Iraniani nella chiesa armena di Esfahan

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Dopo la guerra tra Persia ed Impero Ottomano nello spazio 1603-1605 d.C., gli armeni iniziano ad arrivare in Iran alla ricerca di una nuova vita nel regno del buon re safavide Shah Abbas I. Costui aveva accolto nel suo impero, nella citta' di Nakhchivan a sud del fiume Aras, decine di migliaia di armeni scampati alle persecuzioni degli ottomani. E nel 1604, quando capi' che gli ottomani avrebbero potuto conquistare Nakhchivan e massacrarne la popolazione, decise di fare emigrare i sudditi cristiani nell'entroterra iraniano e per loro scelse la citta' piu' bella, la capitale: Isfahan. Ad Isfahan a loro affido' un terreno che sarebbe presto divenuto il nuovo quartiere Jolfa; Jolfa era il nome del luogo di provenienza di quelle tribu' armene, una localita' che oggi fa parte della repubblica dell'Azerbaijan.

Al loro ingresso in Iran, i rifugiati armeni iniziarono la costruzione di chiese e monasteri per continuare le loro attivita' religiose come nella loro patria. Ed ecco che nel 1606 nacque a Jolfa il primo monastero che comprendeva una piccola chiesa chiamata Amna Perkich, che significa "Guarigione completa". La piccola chiesa venne poi ampliata e trasformata nella magnifica cattedrale di Vank, costruita circa 50 anni dopo sotto la supervisione dell'arcivescovo David. Tra le piu' belle chiese e tra le maggiori attrazioni dell'Iran in assoluto, la cattedrale venne completata nel 1664: include un campanile, costruito nel 1702, una tipografia fondata dal cardinale Khachatoor, una libreria inaugurata nel 1884 e un museo aperto nel 1905. L'architettura dell'edificio e' unica al mondo perche' e' un miscuglio tra l'arte safavide del 17esimo secolo e lo stile di alte arcate delle chiese cristiane. L'edificio ha una cupola simile a quella degli edifici islamici e, secondo gli studiosi, ha influenzato e ispirato la costruzione di molti altri luoghi di culto cristiani in Iran e in Mesopotamia. L'entrata principale della cattedrale e' una larga porta di legno che introduce i visitatori nel cortile dell'edificio: all'ingresso sono visibili due stanze all'angolo destinate all'amministrazione. Un grande campanile domina il cortile e sovrasta le tombe di cristiani ortodossi e protestanti sepolti lungo la parete che precede l'ingresso. Il campanile costruito 38 anni dopo la struttura principale conduce nella navata: sul lato destro della cella campanaria una grande scritta blu circondata da crocifissi di pietre,riuniti nel luogo dalle macerie delle chiese del quartiere di Jolfa andate in rovina. Su di un'area elevata a sinistra della cella campanaria, un memoriale in ricordo delle vittime del massacro ottomano.

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    La smaltatura o “minakari”, conosciuta anche come “miniatura a fuoco” è uno degli elementi essenziali dell’artigianato iraniano. La smaltatura comprende la pittura, la colorazione e la decorazione della superficie del metallo e della ceramica tramite la fusione di colori brillanti decorati secondo motivi e disegni dal design raffinato. Il termine “mina” è la forma femminile della parola persiana minou che significa cielo. “Mina” fa riferimento al colore azzurro del cielo. L’artigianato del minakari trae la sua origine dall’epoca sassanide, in cui è stato inizialmente concepito e praticato dagli artigiani iraniani prima che si diffondesse da qui attraverso i Mongoli fino all’India. Ciononostante, la pratica di questo artigianato non è attestata durante il periodo islamico prima del regno del settimo sovrano mongolo, Ghazan Khan. Quest’ultimo aveva delle solide conoscenze chimiche di cui si era servito soprattutto nell’ambito della smaltatura, contribuendo a rilanciarne l’utilizzo. Qualche secolo più tardi, il turista francese Jean Chardin, dopo aver visitato il regno Safavide, nel suo diario di viaggio fa riferimento a un’opera d’arte smaltata che comprendeva dei motivi con uccelli e animali su sfondo floreale color blu chiaro, verde, giallo e rosso.
  • Massimo
    10 ago 2018

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