Massimo
3 set 2017

Artigianato Persiano: Il Tappeto

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Prima espressione artistica della civiltà persiana, simbolo storico del passaggio dalla vita nomade a quella sedentaria.

È nella vallata di Pazyryk che fu ritrovato il primo esemplare di tappeto annodato a mano in condizioni quasi perfette perché conservato da una spessa lastra di ghiaccio che lo aveva protetto per ben 25 secoli. L’attribuzione di questo tappeto è stata oggetto di numerosi dibattiti tra studiosi e scienziati fin dal suo ritrovamento. Alla fine si è stabilito che la sua origine doveva essere persiana, dato che, nonostante fosse stato ritrovato a migliaia di chilometri di distanza da quelli che furono i territori dell’antica Persia, il tappeto di Pazyryk fu scoperto in una tomba scita.

Tra gli esemplari più importanti della Dinastia Safavide vanno ricordati il tappeto ritrovato nella moschea di Ardebil, conservato a Londra nel Victoria and Albert Museum, e quello di caccia conservato nel museo Poldi Pezzoli di Milano.

Nel 1925 salì al potere Shah Reza, fondatore della dinastia Pahlavi, dinastia che diede grande impulso all’artigianato del tappeto creando vere e proprie manifatture imperiali dove furono annodati esemplari degni della grande tradizione persiana.

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    La smaltatura o “minakari”, conosciuta anche come “miniatura a fuoco” è uno degli elementi essenziali dell’artigianato iraniano. La smaltatura comprende la pittura, la colorazione e la decorazione della superficie del metallo e della ceramica tramite la fusione di colori brillanti decorati secondo motivi e disegni dal design raffinato. Il termine “mina” è la forma femminile della parola persiana minou che significa cielo. “Mina” fa riferimento al colore azzurro del cielo. L’artigianato del minakari trae la sua origine dall’epoca sassanide, in cui è stato inizialmente concepito e praticato dagli artigiani iraniani prima che si diffondesse da qui attraverso i Mongoli fino all’India. Ciononostante, la pratica di questo artigianato non è attestata durante il periodo islamico prima del regno del settimo sovrano mongolo, Ghazan Khan. Quest’ultimo aveva delle solide conoscenze chimiche di cui si era servito soprattutto nell’ambito della smaltatura, contribuendo a rilanciarne l’utilizzo. Qualche secolo più tardi, il turista francese Jean Chardin, dopo aver visitato il regno Safavide, nel suo diario di viaggio fa riferimento a un’opera d’arte smaltata che comprendeva dei motivi con uccelli e animali su sfondo floreale color blu chiaro, verde, giallo e rosso.
  • Massimo
    10 ago 2018

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